Antonio e Marieda

Antonio e Marieda

“La collezione è stata opera comune di mia moglie Marieda e mia, e perciò la sua denominazione Boschi Di Stefano non è un omaggio reso alla memoria della mia compagna, ma corrisponde alla realtà. La collezione è stata un’opera comune nel senso totale: in quello materiale con le implicazioni di decisioni, di applicazione, di sacrifici finanziari e conseguenti rinunce in altri campi; e in quello artistico come concordanze di gusti, di indirizzi, di scelte”.

Con queste parole Antonio Boschi racconta dell'impressionante collezione nata dall'amore e dal sodalizio tra i due coniugi. Sono infatti oltre duemila le opere che Antonio e Mariaeda hanno collezionato nel corso di una vita che nella condivisa passione per l'arte ha trovato una delle motivazioni più forti. Marieda di Stefano, già educata al gusto per l’arte dal padre collezionista, era estroversa, generosa, mondana, elegante e creativa; per questo sarebbe stata la perfetta seduttrice anche dei pittori più difficili, come ad esempio Morandi o Savinio. Ella non poteva non affascinare Antonio Boschi, allora giovane ingegnere presso l'azienda milanese Pirelli, la cui sensibilità artistica era nata grazie allo studio del violino, ma che solo grazie alla futura sposa si accosta alle arti figurative.

Dopo il matrimonio nel 1927 inizia per i coniugi Boschi una vita ricca di passioni condivise e amicizie con artisti e galleristi, che avrebbero fatto della loro casa un luogo cardine della scena artistica di quel periodo. Le fotografie raccolte negli album di famiglia, oggi conservati presso l'Archivio fotografico del Castello Sforzesco, offrono uno spaccato degli anni giovanili della coppia: momenti della vita quotidiana e del tempo libero tra automobili, tennis e altri sport, vacanze e viaggi in luoghi remoti ed esotici. I luoghi principali dei viaggi sono le terre del medio Oriente e quelle lambite dai mari del Nord. Non mancano tuttavia i viaggi a Parigi, dove i due sposi frequentarono la rinomata galleria di Leonce Rosenberg, o a Barcellona, dove i coniugi instaurano legami di amicizia con gli artisti della città: Canogar, Estradera, Farreras, Pijuan.

Ma la passione di Marieda e Antonio per l'arte del loro tempo, l'attenzione con cui ne hanno seguito l'evolversi e partecipato alle vicende dei suoi protagonisti, hanno costantemente influito anche sui modi e gli ambienti della loro vita milanese: qui i due frequentavano le gallerie storiche della città come la Galleria Milano, ma anche quelle appena inaugurate ed attente al contemporaneo. A quei tempi infatti Antonio Boschi era un giovane appena laureato che, con l'assoluta complicità della moglie, faceva ogni sacrificio pur di frequentare gallerie come quella del Milione e di portarsi a casa un piccolo Carrà o una statuina di Arturo Martini.