null Apparizioni e bagliori metropolitani in Luigi Russolo

Apparizioni e bagliori metropolitani in Luigi Russolo

dal 16 lug 2020 al 16 ago 2020
Terzo piano

Dal 16 luglio al 16 agosto 2020 la Casa Museo Boschi Di Stefano in collaborazione con il Municipio 3 ospita la mostra “Apparizioni e bagliori metropolitani in Luigi Russolo”, che fa parte parte del ricco calendario espositivo della casa museo per quest’estate ed è inserita nel palinsesto estivo del Comune di Milano “Aria di cultura”.

Apparizioni e bagliori metropolitani in Luigi Russolo

La mostra, allestita negli spazi del terzo piano e realizzata con “Progetto Logos”, dal 1989 a cura dell’artista Mintoy, presenta al pubblico una piccola serie di incisioni dell’artista Luigi Russolo (1885-1947) della Collezione Sangalli di Arcumeggia, tirate nello studio lavenese di Marco Costantini, conosciuto dal maestro durante gli ultimi anni di vita trascorsi nel ritiro sul lago Maggiore.

Sono esempi di una sapiente produzione incisoria che parte nei primi anni del Novecento da una matrice simbolista e decadentista per farsi poi compiutamente futurista nel 1912-13 con opere come Movimenti simultanei di una donna.  Volti inquieti e frammenti di visioni della città sono esposti gli uni accanto agli altri, a volte riuniti nella stessa scena, in un significativo scorcio della Milano del Primo Novecento

È con la forza di un segno di volta in volta geometrico, essenziale, fantasmatico che Russolo nelle incisioni degli anni 1906-13 (acqueforti, acquetinte, a tratti a punta secca) dice la trasformazione e la drammaticità della vita e i nuovi ideali sociali ma anche la crisi del soggetto. In esse gli effetti di chiaroscuro e di volume acquistano un significato simbolico volto a sottolineare la condizione interiore di totale disponibilità a inventare nuovi modi di comunicare con l’immagine. 

Come scrive Eleonora Fiorani, curatrice e autrice anche dei testi del catalogo: «Il simbolo è qualcosa che va oltre la realtà, è un ponte per andare verso l’invisibile a significare la dimensione nuova che assume l’arte o l’anti-arte, come ai futuristi piaceva pensare, per porre la differenza di un’arte come fatto totale, mutamento della sensibilità e dello sguardo, volontà di mutare il mondo e di portano idee e modi nuovi di fare arte insieme a nuove forme e tecniche, creando immaginari e miti, in cui sono visibili le ascendenze che vengono dal passato che vengono declinate con il nuovo sguardo offerto dall’invenzione della fotografia e dalle fascinazioni della scienza e della tecnica. Di qui l’interrogazione dello sguardo, la sua rimessa in gioco, l’estraniamento necessario per narrare gli eventi che stavano cambiando il mondo e il modo d’essere del soggetto umano. Per questo il ritratto attraversa l’opera grafica di Russolo e si fa narrazione e riflessione sullo statuto dell’immagine e del vedere e dell’essere delle cose e dei corpi e della stessa materia. Da qui viene anche il carattere visivo del sogno presente in alcune delle incisioni. Del resto il Manifesto tecnico della pittura futurista affermava che “la nostra vita è inevitabilmente sdoppiata nel sonnambolismo”. Di qui anche lo sdoppiamento dell’io e l’intento di dare corporeità alla luce, visibilità alle vibrazioni e sonorizzazione all’immagine. E come musico, pittore e filosofo Russolo ha voluto essere ricordato. E ciò ci rimanda al suo Autoritratto con doppio etereo (1910-11) un’immagine di se stesso che sembra risucchiata da un vortice cosmico in cui stanno insieme le arti visive e la musica, per la quale creò nuovi strumenti per la generazione del suono, gli intonarumori, infrangendo la barriera tra suono e rumore».     Immagine: Chioma, 1910

La mostra “Apparizioni e bagliori metropolitani in Luigi Russolo”, come le altre mostre del palinsesto estivo della casa museo, vuole segnare un ritorno alla normale fruizione dei nostri luoghi di cultura. Significativo è inoltre il dialogo con l’esposizione “Urbanitudine” di Roberta Colombo, sempre dedicata alla città di Milano, vera o immaginata, filtrata dall’esperienza situazionista di Rumney: nel “museo che sale” ritroviamo così un ritratto della “città che sale”, attraverso un secolo della sua storia.