Cura Italia e circolare Dap ininfluenti

Roma (senatoripd), 18 giugno 2020

E neppure determinanti per gli arresti domiciliari dei mafiosi

"Certamente la messa agli arresti domiciliari - nessuna liberazione - di troppi condannati per reati di mafia è stata grave e ha fatto emergere la necessità di ulteriori norme per garantire che i mafiosi non possano tornare nei propri territori ricostruendo i rapporti con le proprie organizzazioni. Questo è il senso di una parte importante di questi decreti: all'inizio della pandemia, ci siamo posti il problema di preservare la salute dei detenuti e di chi opera in carcere: preservare la salute di tutti i detenuti è un dovere e una responsabilità a cui non potevamo sottrarci. Infatti, il punto non è questo: né l'art. 123 del 'Cura Italia' che prevedeva gli arresti domiciliari con il braccialetto per chi doveva scontare ancora fino a 18 mesi, ma escludeva esplicitamente i reclusi al 41 bis o per reati di mafia, né la famosa circolare del Dap che segnalava la necessità di salvaguardare i soggetti a rischio di fronte al pericolo 'Covid-19', sono all'origine del problema. Il punto è stato che il rapporto quotidiano tra il Dap e le procure Antimafia che aggiornava la situazione dei detenuti per reati associativi, si è interrotto e la procura non ha potuto far valere il proprio diritto di segnalare i rischi di reiterazione dei rapporti con le organizzazioni criminali e impedire gli arresti domiciliari. Inoltre, fermo restando - e spero che su questo siamo tutti d'accordo - che il diritto alla salute va garantito anche ai peggiori criminali, non si sono predisposte strutture alternative agli arresti domiciliari in grado di garantire sicurezza e salute del detenuto. Con questi due provvedimenti: quello che obbliga la magistratura di sorveglianza a chiedere e a ottenere il parere delle procure Antimafia in merito ai collegamenti tutt'ora esistenti con le organizzazioni criminali e alla pericolosità del detenuto e quello che dà la possibilità alla sorveglianza di rivalutare i provvedimenti assunti a fronte di ipotesi alternative di reclusione, compatibili con lo stato di salute del detenuto, si è intervenuto per impedire il ripetersi di vicende come questa".
Così Franco Mirabelli, vice presidente dei senatori del Pd nel suo intervento sul decreto legge Intercettazioni, a proposito del tema degli arresti domiciliari di reclusi per mafia durante la pandemia da Coronavirus.

Aggiornato il: 18/06/2020