Milano è memoria. In via Lamarmora il ricordo di Giuseppe Rimbotti medaglia al Valor Militare
Alla presenza delle istituzioni e dei due figli, scoperta la targa commemorativa nella via dove visse a un passo dal Collegio Universitario Viscontea
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Milano, 23 ottobre 2025 – Si è tenuta oggi, ospitata del Collegio Universitario Viscontea (Fondazione Rui) in via Lamarmora 17, la cerimonia di svelamento della targa dedicata a Giuseppe Rimbotti, combattente per la libertà e Medaglia d'Oro al Valor Militare che proprio in quella via visse ed operò.
L’iniziativa, promossa dal Comune di Milano in collaborazione con ANPI Milano e Fondazione Rui rende omaggio a un militare che dopo l'Armistizio dell'8 settembre rese onore alla Patria nella lotta di Resistenza e Liberazione.
Alla cerimonia hanno partecipato la Presidente del Consiglio comunale, Elena Buscemi, il Presidente dell’ANPI Milano, Primo Minelli, la Direttrice del Collegio Universitario Viscontea, Anna Sartea. Con loro i due figli di Giuseppe Rimbotti, Luca Leonello e Anna.
Dopo l’esecuzione del Silenzio e un momento di raccoglimento in via Lamarmora al civico 17, la cerimonia è proseguita nell’aula magna del Collegio Universitario Viscontea. Nel corso degli interventi è stato ricordato l’impegno civile e morale di Giuseppe Rimbotti, il suo valore di comandante militare e di combattente.
Giuseppe Rimbotti nasce a Milano il 23 ottobre 1915 e muore a Pozzo della Chiana (Arezzo) il 28 luglio 2000. È giornalista e Medaglia d’Oro al Valor Militare.
All’Armistizio del settembre 1943, come tenente dell’81° Reggimento Fanteria “Torino”, è al comando di una sezione della compagnia mortai reggimentale, distaccata nei pressi di Trieste. Mentre cerca di raggiungere il proprio reparto, impegnato contro i tedeschi, si scontra con un gruppo di militari germanici che pretendono di disarmarlo. Ne abbatte tre prima di essere ferito e catturato.
Condannato a morte dopo aver rifiutato di consigliare la resa al suo comando, attende il plotone d’esecuzione. La situazione però si capovolge e i tedeschi sono costretti ad arrendersi. Ricoverato all’ospedale militare di Gorizia fino al dicembre 1943, rifiuta in seguito di collaborare con la Repubblica Sociale Italiana e si dà alla macchia.
Raggiunta l’Italia centrale, partecipa alla Guerra di Liberazione. Dal luglio 1944 al luglio 1945 opera come interprete presso un reparto inglese. Congedato nell’agosto 1946, si stabilisce a Firenze, dove organizza la sezione fiorentina dell’Associazione Combattenti dell’Esercito Italiano, di cui diventa presidente e poi presidente onorario nazionale.
Nel 1992 pubblica il saggio “Salvo D’Acquisto. Un carabiniere da non dimenticare” con cui rende omaggio al giovane eroe dei Carabinieri, testimoniando la sua profonda fede nei valori civili e morali della libertà e del sacrificio.
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Aggiornato il: 23/10/2025