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La prima stagione di Gianni Dova

dal 09 feb 2021 al 11 apr 2021

Opere della Collezione Boschi Di Stefano
Casa Museo Boschi Di Stefano – ex Scuola di ceramica
9 febbraio – 11 aprile 2021

La prima stagione di Gianni Dova

Casa Museo Boschi Di Stefano inaugura il 9 febbraio una mostra dedicata a Gianni Dova (1925 - 1991), uno degli artisti meglio rappresentati all’interno della collezione. Le opere esposte sono una concreta testimonianza di quale profondo rapporto abbia legato, sin dagli anni quaranta del Novecento, Antonio Boschi e Marieda Di Stefano e il giovane ma già promettente pittore, romano di nascita e milanese di formazione. 

Sin dal 1945, per una decina d’anni,  la coppia di intelligenti collezionisti acquistava opere dell'artista, raccogliendo un importante nucleo di lavori, tra tavole, tele e carte, che restituiscono perfettamente i caratteri di quella prima produzione, nella quale Dova rielaborava il modello del linguaggio picassiano, incarnato soprattutto da Guernica, dapprima in linea con il postcubismo imperante nella Milano postbellica, accentuando intonazioni di marca espressionista, poi coniugandolo con l'interesse per la poesia di Klee, l'estro surreale di Mirò, fino a raggiungere esiti in cui già si evidenzia quella vena surreale che animerà sempre il suo fare. 

La mostra prosegue con i dipinti realizzati tra il 1948 e il 1950, accompagnando il visitatore in un articolato percorso che attraversa la ricca stagione giovanile di Dova. Sono gli anni in cui l’artista licenzia opere nelle quali il rigore geometrico non prevarica mai la libertà compositiva, lirica ed evocativa, che sempre caratterizza il suo fare. Una inclinazione destinata ad accentuarsi con l'avvicinamento allo Spazialismo di Lucio Fontana, quando matura la svolta “nucleare” di Dova, che dal 1951 realizza dipinti in cui la materia cromatica assume forme libere e spontanee, nelle quali, come scrive Russoli, “l'immagine si forma nella elaborazione del tessuto pittorico e la tecnica non è strumentale, ma organicamente integrata alla 'figura'. La definizione morfologica è inscindibile dalla trama della materia cromatica”.

Il colore, esaltato nella la sua espressività già nelle prime prove, diventa negli anni il protagonista della genesi dell'opera, l'incarnazione dell'invenzione artistica, capace di restituire il divenire sotteso alla realtà fenomenica, nel riferimento continuo ad una realtà altra, impalpabile, surreale. Una realtà che affiora, con un profilo più definito, a partire dal 1953, quando presenze fanstasmatiche si cristallizzano in figure surreali, che Dova traduce dall'immaginario allo spazio poetico della tela. 

La mostra e il catalogo che la documenta (edito da Skira all’interno della collana “Visti da vicino”) sono curati da Cristina Casero, con la collaborazione di Roberta Sara Gnagnetti.